AVANZI POPOLO – le nuove frontiere del food sharing

Tonnellate di cibo sprecate ogni anno nel mondo, crescita della fetta di popolazione vicina alla soglia di povertà e gestione miope delle risorse alimentari e ambientali, il tutto con ripercussioni sociali ed economiche per i cittadini, anche in Italia. Se si pensa, inoltre, alle nuove forme di povertà che colpiscono nuove e vecchie generazioni, alla cattiva gestione dell’acquisto di cibo ed il conseguente spreco, diventa una priorità sia per le Istituzioni sia per l’iniziativa privata riprendere consapevolezza della necessità di rivedere abitudini e le relazioni sociali che ruotano intorno al cibo.

La sostenibilità, anche nel settore alimentare, è uno dei temi cari al Cowo|360. Ecco perché abbiamo deciso di approfondire meglio il tema dello spreco alimentare e di una possibile soluzione, intervistando Marco Ranieri, uno dei quattro fondatori di Avanzi Popolo, piattaforma di food sharing e realtà attiva in Puglia, precisamente in provincia di Bari, che vorrebbe espandersi su tutto il territorio nazionale.

Come è nato il progetto di food sharing?

Il progetto nasce un anno e mezzo fa, dall’idea di quattro ragazzi (Marco² e Antonio²) e prende corpo grazie ai finanziamenti della Regione Puglia con il bando “Puglia Capitale Sociale”, finalizzato a promuovere l’innovazione. Insieme alla collaborazione con l’Associazione “Incontra”, che si occupa dei senza tetto, nasce  così Avanzi Popolo. Da una nostra riflessione ci siamo resi conto che i progetti sullo spreco del cibo prendevano due strade: una più sociale che verte sul recupero del cibo per distribuirlo al circuito della solidarietà, e una sul food sharing con un taglio prettamente ecologico, basato sulla riduzione del consumo di cibo. Quello che abbiamo provato a costruire è un progetto che tenga insieme i temi della solidarietà, del food sharing e dell’ecologia con riferimento alla sostenibilità economica. Avanzi Popolo ritiene che bisogna rompere la dicotomia donatore – beneficiario e costruire una piattaforma di food sharing che permetta alle persone che hanno del cibo che sta scadendo di condividerlo. Non si deve trattare di una persona necessariamente povera, ma di qualcuno che può avere bisogno o persone che semplicemente vogliono condividere. L’esperienza del food sharing si colloca in un periodo di economia collaborativa, in cui le persone costruiscono relazioni e creano forme di scambio e dono. Il nostro progetto, lanciato nel 2015 punta sul rafforzamento della solidarietà e attraverso la personalizzazione di un furgoncino che gira per la città di Bari, tutti possono condividere il proprio cibo.

Che riscontro avete ricevuto dalla gente e da altre realtà locali?

Le famiglie hanno risposto attivamente, organizzando incontri di quartiere; il riscontro sulla grande distribuzione è stato molto buono, alcuni hanno scelto di essere meno pubblicizzati, altri preferiscono utilizzare questa occasione come incentivo a migliorare la responsabilità sociale. I ristoratori si sono dimostrati interessati, rispondendo attivamente, alcuni rivedendo la loro catena di distribuzione, altri hanno aderito al sistema di food sharing. Si è innescato un circolo virtuoso per costruire un progetto flessibile rispetto alle esigenze per chi vuole donare. Per esempio un ristorante della zona ha organizzato 20 pranzi completi per le famiglie bisognose. Iniziative tutte positive, ma c’è bisogno di fare un lavoro culturale importante. La piattaforma online permette l’incontro diretto in privato, non è costruita sulla domanda, ma sull’offerta. Se ho degli avanzi di cibo in eccesso, posso caricare online le rimanenze (pacco di biscotti, pasta ecc…) e se voglio lo geo-referenzio e fisicamente un altro utente, senza intermediazione, o vede il pallino sulla mappa o cercare prodotti per categoria. La piattaforma è stata lanciata a metà aprile e già sono state segnalate delle richieste di scambio. In Italia sono presenti varie piattaforme di food sharing, ma noi partiamo da un altro presupposto rispetto altre, vorremmo costruire una comunità di persone che condivide un valore attraverso la tecnologia, che deve agevolare queste donazioni.

Quali prospettive progettuali avete?

Ampliare la collaborazione e individuare micro-comunità che vogliano supportare la piattaforma, per sperimentare il food sharing, attraverso legami valoriali. Noi attualmente operiamo solo su Bari città, ma lo sviluppo sta andando avanti, ci sono state richieste non solo da varie realtà pugliesi, ma anche nazionali. L’esportazione di Avanzi Popolo, in un altro contesto, richiede delle persone pronte a rendersi portavoce della piattaforma ma anche del progetto, in generale: un modo per sensibilizzare il maggior numero di persone ai temi di innovazione sociale, solidarietà e sostenibilità.

Adele Aloisi & Lucrezia Balducci

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