Il mio CES – 2016

CES 2016
Nel paese dei balocchi tecnologici ti innamori di Patin e ti dimentichi di Emiglio

Ognuno di noi ha avuto, da bambino, un oggetto del desiderio bramato con forza, un Santo Graal a cui abbiamo affidato sogni e poteri magici, rincorso e mai ottenuto.

Per me, negli anni ottanta si trattava di E.M.I.G.L.I.O. * il robot della Giochi Preziosi a cui il mio immaginario di bambinetta cresciuta tra Commodore64, Nintendo e un papà ingegnere aerospaziale, affidava la risoluzione di compiti noiosi (avrebbe rimesso in ordine lui la mia stanza), problemi fondamentali (portare il succo di frutta dalla cucina al salone), scherzi senza precedenti: in poche parole, un valido amico pronto a schierarsi sempre con me e a difendermi con la sua corazza di ferro (in realtà di plastica, ma a 8 anni il mondo dei polimeri mi era pressoché sconosciuto).

Come è giusto che sia, il graal meccanico non fu mai conquistato, ed Emiglio rimase un ricordo di infanzia.
Quando dopo più di 25 anni ho avuto la possibilità di andare per la prima volta al CES di Las Vegas, la più importante fiera al livello mondiale sull’elettronica di consumo e sulle novità nel mondo tecnologico, il ricordo di Emiglio era apparentemente svanito.
Con l’autorevolezza di chi “va per lavoro” e una superficiale sfrontatezza, prima di entrare in uno degli immensi padiglioni dell’evento, ho pensato: ho un Apple Watch al polso, traccio la mia vita fisica e sociale con accuratezza, sviluppo App, ho il condizionatore che posso comandare con il cellulare, diversi dispositivi elettronici sparsi per casa… cosa potrà mai stupirmi?

E invece eccoli lì, 250.000 metri quadrati di stand con gadget e meraviglie tecnologiche di ogni tipo, che rendevano il mio Apple Watch al pari di un Flik Flak in mezzo a collezionatori di Rolex.
Droni di qualsiasi forma e dimensione ad ogni angolo, stampanti 3D in grado di sbeffeggiare i plastici di Bruno Vespa, strumenti di tracking per qualsiasi attività (sport, sonno, alimentazione) di esseri umani ed animali (collari e affini per rilevare posizione, abitudini e salute di amici felini e canini).

Domotica in tutte le sue espressioni: forni e frigoriferi intelligenti, armadi che ti stirano i vestiti, quadri che cambiano espressione in base all’umore percepito nella stanza; televisori futuristici, flessibili, ultra definiti e addirittura sdoppiabili che permettono a due persone di vedere e sentire programmi diversi stando a pochi centimetri di distanza l’una dell’altra senza sovrapposizione audio. E poi il mondo dei videogame, in tutte le sue forme: realtà virtuale, realtà aumentata, gadget immersivi, ologrammi. Il mondo dei bambini invece (perché i videogiochi di cui sopra li annovero nella categoria dei “must have” per adulti, come i carboard acquistati dalla sottoscritta) è stato affrontato con soluzioni diverse e divertenti, in particolare per iniziare ad insegnare le basi della programmazione. E ancora: macchine fotografiche e action camera di tutti i tipi, sistemi audio sempre più impeccabili e raffinati (tra uno stand e l’altro ho avuto il piacere di incontrare Stevie Wonder che provava delle nuove cuffie, ebbene a Las Vegas succede anche questo).

Ma l’amore, quello vero, è scoppiato nel padiglione della robotica: circondata da robot dalle forme umanoidi iniziavo a sentirmi il cuore scaldato da quelle braccia meccaniche, finché non ho visto lui: Patin, “home robot” della Flower Robotics (sarà disponibile a fine 2016 sul mercato giapponese)
Solo un’azienda giapponese poteva produrre una tale meraviglia: on è una lampada, non è un vaso di fiori, non è un robot dalle sembianze umane, ma è l’oggetto più vicino al mio desiderio d’infanzia, che fa della mobilità (Patin vuol dire “pattinare” in Francese) e della versatilità il suo punto di forza.

Quando ho chiesto alla ragazza dello stand se Patin poteva portarmi il caffè, la risposta è stata: certo, anche una birra, o un bicchiere di vino. E allora ho capito che era lì, davanti a me: il nuovo Emiglio, il nuovo sogno da rincorrere.

Valentina Tranquilli

* I lettori (mi auguro pochi) ignari del giocattolo del secolo messo in commercio dalla Giochi Preziosi possono guardare lo spot dell’epoca: https://youtu.be/sORD9a8Jy6g Da non confondere con la versione rivisitata (fighetta e priva di fascino) rimessa recentemente in commercio dalla stessa azienda.





Lascia un commento