Occupazione femminile: i dati per ragionare davvero sul #FertilityDay


 

Lo scorso 22 settembre è stato celebrato il primo Fertility Day, la giornata dedicata e sostenuta dal Ministero della Salute “per aumentare la conoscenza sulla salute riproduttiva e fornire strumenti per la tutela della fertilità”.

Polemiche e dibattiti non ci interessano affatto, ma tale campagna ci ha permesso di porre l’attenzione sulle politiche sociali e gli strumenti in grado di favorire la conciliazione famiglia – lavoro. 

Non tutti sanno che il Belpaese, assieme a Giappone e Germania, è tra i più vecchi al mondo e nel 2015 le nascite sono giunte al minimo storico dall’Unità d’Italia.
Se questo dato vi può sembrare preoccupante, basta dare un’occhiata all’occupazione femminile: la crescita contenuta del tasso di occupazione femminile (47,2 per cento nel 2015) non è in grado di ridurre il divario dalla media UE (60,4 per cento” (fonte ISTAT).

Si lavora poco e si fanno pochi figli; quando si fa il primo, circa il 30% delle donne – sempre secondo l’ISTAT – interrompe il lavoro per motivi famigliari.

Da questi pochi dati sembra evidente come occorrerebbe investire nei servizi e cambiare di netto la spesa sociale pubblica (solo il 4% destinato alle famiglie), potenziare le reti di imprese e quelle locali. Nonostante qualcosa si stia muovendo – a partire dalla nuova Legge di stabilità che, con il Decreto Interministeriale del 25 marzo 2016, ha introdotto agevolazioni su conciliazione e welfare aziendale e posto l’attenzione sulla legge sullo Smart working – risulta necessario supportare la crescita degli spazi di coworking, in particolar modo per tutti quelli che offrono servizi per i più piccoli ed i loro genitori.

Piano C a Milano, fondando la propria offerta sul welfare, è stato il primo Co-baby strutturato su misura di mamma e papà;  per fortuna ormai è possibile trovare spazi di lavoro simili anche Roma, Firenze, Bologna e persino Matera.
Si tratta di un fenomeno certamente inarrestabile, ma che necessita di essere spronato ed incentivato da Istituzioni ed Enti, che a volte non comprendono come l’evoluzione del mondo del lavoro e dell’economia richiedano accorti ragionamenti sul nuovo ruolo che devono giocare i vari attori del territorio.

Questa è una partita in cui il coworking riveste un ruolo fondamentale, in concerto con l’introduzione dell’approccio agile al lavoro,  divenendo uno strumento di politica sociale in grado di favorire nuove nascite.

Lascia un commento